Il lampo – Italo Calvino

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Mi capitò una volta, a un crocevia, in mezzo alla folla, all’andirivieni.

Mi fermai, battei le palpebre: non capivo niente.

Niente, niente del tutto: non capivo le ragioni delle cose, degli uomini, era tutto senza senso, assurdo. E mi misi a ridere.

Lo strano era per me allora che non me ne fossi mai accorto prima. E se avessi fin’allora accettato tutto: semafori, veicoli, manifesti, divise, monumenti, quelle cose così staccate dal senso del mondo, come se ci fosse una necessità, una conseguenza che le legasse l’una all’altra.

Allora il riso mi morì in gola, arrossii di vergogna. Gesticolai, per richiamare l’attenzione dei passanti e – Fermatevi un momento! – gridai – c’è qualcosa che non va! Tutto è sbagliato! Facciamo cose assurde! Questa non può essere la strada giusta! Dove si va a finire?

La gente mi si fermò intorno, mi squadrava, curiosa. Io rimanevo lì in mezzo, gesticolavo, smaniavo di spiegarmi, di farli partecipi del lampo che m’aveva illuminato tutt’a un tratto: e restavo zitto. Zitto, perché nel momento in cui avevo alzato le braccia e aperto la bocca, la grande rivelazione m’era stata come ringhiottita e le parole che m’erano uscite così, per via dello slancio.

– Ebbene? – chiese la gente – cosa vuol dire?

Tutto è al suo posto. Tutto va come deve andare. Ogni cosa è conseguenza d’un’altra. Ogni cosa è ordinata con le altre. Noi non vediamo niente d’assurdo o d’ingiustificato!

E io rimasi lì, smarrito, perché alla mia vista tutto era tornato al suo posto e tutto mi sembrava naturale, semafori, monumenti, divise, grattacieli, rotaie, mendicanti, cortei; e pure non me ne veniva tranquillità, ma tormento.

-Scusate – risposi – Forse ho sbagliato io. M’era sembrato.Ma tutto è a posto. Scusate – e mi feci largo ta i loro sguardi irti.

Pure, anche adesso, ogni volta ( spesso) che mi accade di non capire qualche cosa, allora, istintivamente, mi prende la speranza che sia di nuovo la volta buona, e che io torni a non capire più niente, a impossessarmi di quella saggezza diversa, trovata e perduta nel medesimo istante.

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